La realtà sociale nei libri di testo

Ormai si fa un gran parlare della necessità di una scuola nuova, ovvero rinnovata nel profondo. Le riforme scolastiche si succedono incessantemente nel tentativo di trovare l’incastro giusto tra teoria e pratica didattica. In ottemperanza a quanto stabilito dalla Costituzione, i vari provvedimenti legislativi italiani riguardanti la scuola, lasciano intravedere la prospettiva di un nuovo modello didattico per la scuola elementare. E’ stato più volte precisato che la scuola “ha per suo fine la formazione dell’uomo e del cittadino ispirandosi alle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo e favorendo la cooperazione con gli altri popoli”. Tutto ciò inserito in un discorso pedagogico, non può che assumere il significato di “educazione alla mondialità e allo sviluppo”.
Sulla carta costituzionale italiana non mancano i buoni propositi per una corretta educazione alla mondialità. Ma a questo punto è spontaneo chiedersi in quale misura tali obiettivi trovino poi riscontro nella realtà didattica scolastica.
In particolare è interessante scoprire quale sia il contenuto dei libri di testo adottati nelle scuole con l’approvazione del Ministero della Pubblica Istruzione.
Fino ad oggi, ad eccezione di un’unica ricerca a livello europeo condotta in Norvegia dal professor Haavelsrud, nessuno si è mai interessato al contenuto dei testi scolastici in uso nelle scuole dell’obbligo. Tale è l’obiettivo che questo saggio si propone: una indagine sulla presentazione della realtà sociale ai ragazzi italiani in età scolastica. I libri di testo scolastici insegnano a non dubitare mai; insegnano che la soluzione possibile è una e sempre una soltanto, in genere quella più funzionale al mantenimento dello status quo. In questo viaggio attraverso la lettura di un campione scelto di libri di testo del secondo ciclo delle elementari, Rosa Tiziana Bruno ha cercato di verificare quali e quante siano, in termini percentuali le mistificazioni e le omissioni in materia di attualità economico-sociale.
Si è rilevato come in realtà il bambino non venga mai considerato (sebbene lo sia già a tutti gli effetti) un cittadino e come venga tenuto completamente all’oscuro del processo attraverso il quale la società amministra la ricchezza pubblica (che quindi appartiene anche a lui) e dei canali di distribuzione di tale ricchezza.
Il ragazzo termina, così, la scuola dell’obbligo (perché anche alle superiori il discorso prosegue) senza aver mai udito parlare di “leggi economiche”, illuso sull’esistenza di una realtà sociale aconflittuale nella quale tutto sembra rispondere alla ferrea sequenza di uno sviluppo naturale ed inesorabile.
I libri di testo scolastici Italiani propongono una forma di pensiero in cui sembra non esserci spazio alcuno per le scelte individuali dal momento che la realtà tutta, in cui l’uomo è inserito, è sottoposta alla mano invisibile di “leggi naturali” immutabili (proprio in quanto tali) e non invece a “leggi economiche” governabili dalla logica umana. La conclusione di questo viaggio, infine, conduce ad un’amara considerazione: in nessuno dei libri scolastici esaminati si coglie la sia pur minima intenzione dell’autore di sviluppare nel bambino e nel ragazzo le sue caratteristiche potenziali più importanti che sono il pensiero, la coscienza e la volontà.

Titolo: La realtà sociale nei libri di testo
Autore: Rosa Tiziana Bruno
Editore: Edizioni Cooperartiva Alfasessanta
Prezzo di copertina: € 10,00
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