L’incredibile potere della narrazione: mille e una notte…

di R. Tiziana Bruno

كتاب ألف ليلة وليلة / هزار و یک شب
Le mille e una notte (in lingua araba: Kitāb Alf Layla wa-Layla, in lingua persiana: Hezār-o Yek Šab) è una raccolta di novelle, di varia ambientazione storico-geografica e di differenti autori.
Si tratta del classico della letteratura orientale più conosciuto in assoluto. Alcuni personaggi che animano le storie fanno parte dell’immaginario di tutto il mondo, come Aladino con la sua lampada magica.

La cornice complessiva dell’opera è centrata sul re persiano Shahriyàr, deluso e infuriato per il tradimento di una delle sue mogli. Vittima di un odio mortale per l’intero genere femminile, il re ordina al Vizir (che poi è anche il padre di Shahrazàd), di condurgli una vergine ogni notte: avrebbe avuto un amplesso con lei e la mattina seguente ne avrebbe ordinato l’esecuzione.
La strage continua per tre anni finché non tocca a Shahrazàd, bella, saggia e coraggiosa, di diventare sua moglie. La ragazza, prima di passare la notte con il re, dice al padre: “O rimarrò in vita, o sarò il riscatto delle vergini musulmane e la causa della loro liberazione dalle mani del re e dalle tue”.

Shahrazàd, per non essere messa a morte dal vendicativo re, escogita un trucco per salvarsi: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per mille e una notte; tiene desta la curiosità del sovrano con i suoi racconti straordinari, ora incatenati l’uno all’altro come anelli di una collana, ora rinchiusi l’uno nell’altro come in un sistema di scatole cinesi. Quando Shahrazàd smette di raccontare, il re Shahriyàr si è ormai innamorato di lei e, ovviamente, le rende salva la vita.

Risvegliatosi all’amore suo, accantona l’antico odio per le donne; non gli serve più, ormai è libero da quella prigione. E’ libero di godersi la vita, di respirare cose nuove.
Il tempo e la fantasia, sprigionata dalla narrazione, l’hanno riconciliato con la vita. Shahrazàd ha salvato se stessa, ha salvato lui e ben più di mille e una fanciulla.

Questa storia-cornice è di per sé straordinaria e offre Shahrazàd all’ammirazione di lettori, imitatori, poeti ed artisti.
Per il mondo arabo Shahrazàd è il simbolo della forza dell’intelligenza, del fascino della parola, del potere di seduzione e, in questo senso, Shahrazàd rappresenta tutt’altro che il modello dell’odalisca sensuale e passiva, caro all’immaginario occidentale. Che l’idea dell’inferiorità della donna sia di matrice occidentale, invece che araba? Verrebbe di pensarlo, in effetti.
In realtà Shahrazàd è una donna attiva, abile, astuta, artefice della propria salvezza e di quella delle altre donne, capace di suscitare amore nel sovrano e di conservare vivo in lui questo amore. Quante protagoniste di storie europee dello stesso periodo sono altrettanto “emancipate” come Shahrazàd? In sintesi, Shahrazàd è il simbolo della narrazione e del potere di seduzione che ad essa appartiene.

Là, dove per seduzione si intenda ciò che davvero questa parola significa: se-ducere, condurre a sé. Ovvero tirare qualcuno fuori dal proprio cammino. E Shahrazad difatti tira il principe fuori da quella strada lastricata di odio e rancore che da anni stava percorrendo.

La narrazione, e con essa la scrittura, diventa un gesto d’amore. Perché scrivere o inventare una storia vuol dire esporsi, darsi all’altro completamente. La narrazione non è mai sterile, ma un continuo inizio di cose nuove.

Le storie principali delle Mille e una notte sono quindi narrate da Sherazad; è una narrazione nella narrazione che poi viene riprodotta all’interno delle storie che a loro volta sono raccontate dai personaggi protagonisti, e così via.

Questo espediente narrativo può essere paragonato a quello del teatro nel teatro escogitato da Shakespeare, fino a Pirandello.

L’ambientazione delle novelle è alquanto varia: il racconto-contenitore ha una origine indo-iranica ed appartiene al nucleo più antico. Si sono aggiunte in seguito altre novelle che trattano di , di antica derivazione persiana.

Si individua pure un ciclo dei racconti di Baghdad (chiaramente di tradizione arabo-musulmana), nelle quali assume un ruolo fondamentale il califfo Hārūn al-Rashīd ed un ciclo di novelle ambientate in Egitto, più avventurose e di origine pù recente, nelle quali si riconoscono influssi giudaici.

Alcune novelle, infine, sono parzialmente ambientate in Cina ed oltre negli Urali.
Inizialmente tramandate oralmente, da un punto di vista temporale si ritiene che la prima stesura organica sia datata attorno al X sec. D’altro canto, il manoscritto dal quale vennero effettuate le traduzioni che la diffusero in Europa era già scritto nel 1500. In tempi successivi vennero aggiunti racconti estranei, quali Le avventure di Sindbad il marinaio o .
In alcune novelle si trovano riferimenti alla potenza navale di Genova, Venezia e Zara, come pure citazioni di particolari armi o istituzioni egiziane: tutte tracce che possono suggerire diverse datazioni.

Non esiste un unico originale al quale fare riferimento bensì un certo numero di antichi manoscritti talvolta differenti fra loro in quanto a novelle contenute.

La raccolta venne divulgata in Francia attorno al 1715 (adattata ai gusti dell’epoca) da Antoine Galland, un bibliotecario e studioso delle civiltà orientali, il quale la tradusse in francese, con il nome Les Mille et une nuits, contes arabes traduits en français per farne dono a M.me la Marquise d’O, dama di palazzo della duchessa di Borgogna. Questa traduzione ebbe un grandissimo successo e venne divulgata in tutta Europa. In realtà si trattava di una vera e propria mistificazione. Lo studioso è in imbarazzo, si trova davanti a storie che in alcuni casi rasentano la pornografia, dalla forte matrice erotica. Decide, dunque, di tradurre le novelle adattandole alla morale francese, semplificando la lettura e tralasciando le numerose poesie che sono inserite all‘interno.

Successivamente diversi autori si cimentarono sia in traduzioni della prima versione di Galland, sia in traduzioni di altri originali, ciascuno interpretando diversamente lo spirito delle novelle.

In Italia una traduzione assai accurata è stata approntata dal grande arabista Francesco Gabrieli che si avvalse dell’apporto di Umberto Rizzitano, Costantino Pansera e Virginia Vacca. Esiste, inoltre, in quattro volumi editi da Alberto Marotta in Napoli, anno 1956,una traduzione delle Mille e Una Notte di Giovanni Haussmann (Vol I e II) e di Mario Visetti (Vol. III e IV), dalla traduzione russa condotta dagli arabisti M.A. Sallier e I. Kratchkovsky, e pubblicata dal 1932 al 1939 nelle edizioni dell’Accademia sovietica delle Scienze di Leningrado.

*Articolo apparso in “SpazioDi Magazine” – Rivista
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