La Bella Addormantata e la rinascita interiore

di R. Tiziana Bruno

La Bella Addormentata è una fiaba molto nota nel mondo.
Ci riporta a un mito antichissimo e simboleggia la rinascita. E’ la fiaba del risveglio per eccellenza.
E, come tutte le fiabe, è diventata poi una storia letteraria destinata a un pubblico universale, ovvero di ogni età.
La versione più antica è forse la storia di Brunilde, l’eroina addormentata della Saga dei Volsunghi.  Ma la prima versione ufficiale è considerato il roman di Perceforest del 1340, ambientato all’epoca dei Greci e dei Troiani, la cui protagonista è la principessa Zellandine.
La successiva versione Sole, Luna e Talia di Giambattista Basile (1634) è la prima che si possa definire una fiaba in senso stretto. Qui il sonno non è frutto di un incantesimo, ma di una profezia. Nella sua versione il castello è ridotto a una modesta fattoria e i servitori sono solo due, un segretario e un cuoco.
Alla versione di Charles Perrault, La belle au bois dormant, si deve il titolo con cui oggi la fiaba viene indicata. Perrault, prese il tema da Sole, Luna e Talia e lo edulcorò. Avendo dato le sue fiabe alle stampe per un pubblico dell’alta borghesia, cercò di rimuovere ogni aspetto perturbante e di enfatizzare valori morali come la pazienza.
Una versione parzialmente simile a quella di Perrault è Rosaspina dei fratelli Grimm (1812). La loro versione corrisponde a quella di Perrault solo fino al risveglio della principessa; quest’ultima parte è anche quella più nota al pubblico moderno nella versione disneyana.
Anche Italo Calvino, nella raccolta Fiabe italiane, racconta questa storia nelle sue molteplici varianti. Un’ultima interessante versione proviene dall’antica Scandinavia e ha per protagonista il principe Norna-Gestr Alla sua nascita, il padre invita alcune indovine e tre di queste si avvicinano alla culla: Urd (il Passato), Verdandi (il Presente) e Skuld (il Futuro). Le prime due gli preannunciano un futuro felice, la terza, la più giovane, tenuta in poca considerazione e perciò assai irritata, predice invece che il bambino non vivrà a lungo: la sua vita si sarebbe consumata rapidamente proprio come una candela che ardeva in quel momento accanto a lui. Una delle tre spegne perciò quella candela e consegnandola alla madre di Gestr le raccomanda di non riaccenderla. Evidenza
In tutte le sue differenti versioni, la fiaba ci offre la metafora di ciò che nella nostra interiorità può essersi addormentato, freddo, senza vita, chiuso nel sonno della mancanza, nell’assenza di amore e di senso. Ci ricorda di concentrarci sulla parte migliore di noi, per riconoscerla e permetterle di risvegliarsi, magari anche con l’aiuto di un atto amoroso di comprensione.
Spesso si crede che il risveglio venga da fuori, ma la fiaba viene a dirci che ogni risveglio viene sempre da dentro. L’abbraccio col principe azzurro non indica (o non soltanto) l’incontro con un’energia esterna. La letteratura fiabesca è ricca di metafore e ogni azione ha sempre un valore altamente simbolico perché si rifà ad archetipi antichi. In questo caso viene a dirci che il risveglio della vita può avvenire solo se liberiamo le parti positive che abbiamo dentro di noi.
In alcuni periodi della vita potrà forse accadere che ci sentiamo preda di un’energia fredda e dormiente, qualcosa che ci raggela, in assenza di entusiasmo e di speranza. Tutto intorno ci sembra avverso e quasi minaccioso. Ma ciò che accade fuori è spesso solo la proiezione di ciò che accade dentro. E allora soltato l’unione dell’energia fredda e dormiente con i principi più attivi, vitali e caldi della vita, potrà risvegliarci.
La depressione è il sonno dell’anima, il vuoto della vita, la sospensione del cammino. Noi tutti possiamo avere una ferita o un cedimento interiore che ci trasforma in pietra fredda, ci getta nella disperazione, ma anche per noi il risveglio verrà come un amante audace che infine ci bacia. Nel bacio c’è un incontro tra due energie, una addormentata e l’altra vitale e rigenerante. Possiamo curare una parte della nostra anima anima con l’altra, la parte profonda aiuterà quella assopita. Il baco è l’ultimo atto di un percorso di luce e completezza che abbiamo fatto dentro di noi per arrivare a trasformarci al meglio.
La Bella Addormentata insegna la speranza, apre alla fiducia, e la soluzione felice non è mai donata ma sempre guadagnata dopo lunga pena o lungo sonno. Quando sentiamo che qualcosa fuori o dentro di noi diventa fredda, apparentemente senza vita, nulla è ancora perduto, possiamo sempre vegliarci dal nostro dolore e proseguire il cammino in maniera gioiosa.
La non-vita è un cattivo sonno come la malattia, la depressione, la disillusione, la fine della speranza, l’anoressia, il bullismo, la sopraffazione, la paura paralizzante.
La Bella Addormentata ci ricorda che è possibile svegliare ciò che dentro di noi sembra mSchermata 2020-03-27 alle 16.50.21.pngorto, e riprendere il cammino. Il castello, come il sogno, è la nostra casa interiore, l’organizzazione interna delle nostre energie.
La fiaba insegna senza insegnare, e leggendo scopriamo che la liberazione di ciò che dorme, iciò che è bloccato, spesso richiede molto lavoro: il principe riesce ad arrivare solo dopo cent’anni, e dopo essere faticosamente avanzato all’interno di una selva intricata. Anche lui, il principe, ha fatto il suo cammino.  E noi dobbiamo ricordare che a volte bisogna attendere molto per vedere realizzato quel che desideriamo. Il risveglio è sempre interiore, ma sappiamo anche che il bene può arrivare a noi nella forma che vuole. L’importante è che nei momenti più bui ci ricordiamo che nulla sarà così per sempre.
Tutto può ancora cambiare, e dipende anche da noi.

Del modo in cui avvicinarsi alla lettura dei classici fiabeschi, ad ogni età, ne ho parlato anche QUI.

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