Parole, stelle e desideri: Ospedale Pediatrico Meyer

di R. Tiziana Bruno

1bisIl braccino appena ingessato e l’ago che punge senza chiedere scusa. Il lettino stretto e la notte lunga.
Il boccone che non scende e l’infermiere alto e misterioso. Mamma triste e anche papà.  Il fratellino lontano e la zia solo al telefono. Il cagnolino rimasto in giardino, da solo. I giocattoli lasciati a casa. La paura di non poter più andare via.
E’ incredibile come i bambini riescano a farsi forza. Ma, nonostante questo, i giorni in ospedale sono lunghi, lunghissimi. Senza nessuna certezza, il futuro d’improvviso sparisce.
Poco importa che i grandi siano lì a rassicurare, a promettere, a giurare. Dopo una settimana diventa difficile credere a chiunque, dopo un mese diventa impossibile.
E allora s’affaccia l’idea che, forse, non si ha diritto alla felicità. I sogni sognati non consolano più, i desideri sono roba inutile.2bis
Proprio così.
Ed è in questa atmosfera che la Ludoteca dell’Ospedale Meyer di Firenze, diretta dal bravissimo Nicolò Muciaccia, diventa un’oasi di speranza. Un angolo in cui provare a scrostare il dolore dalla mente, a rimuovere la polvere che ricopre i sogni, a tentare un sorriso.
E un libro, quasi magicamente, diventa un treno su cui salire a bordo, per partire alla ricerca della felicità, in compagnia di Rosa Tiziana Bruno, una domenica mattina. L’autunno che tarda ad arrivare, nonostante siamo già al 27 di ottobre. Come i sogni dei bambini del Meyer.
3bisSi legge, si commenta, si discute. L’argomento è “il desiderio” inteso come dono da ricevere, ma anche da elargire. Poi si chiacchiera, e si disegna.
L’autrice Rosa Tiziana Bruno improvvisa, con l’aiuto degli splendidi volontari,  un cartellone con un volto di bambina dalle grandi ciocche di capelli, vuote, tutte da riempire con sogni desideri.
E si scopre allora che è faticoso esprimere un desiderio, come se non si avesse più diritto a farlo. Come se il sogno fosse un oggetto proibito.4bis
Servono diversi minuti, poi sorrisi, matite, pastelli, battute, sguardi d’intesa e finalmente il primo desiderio spunta fuori.
Forza, bisogna scriverlo in una delle ciocche di capelli, prima che svanisca nel nulla! E poi subito dopo un altro, ancora un altro, poi ancora uno ed è un tripudio di sogni che diventano vivi.
Sì, perché, come ci spiega Rosa Tiziana, i desideri bisogna raccontarli a qualcuno prima o poi, se vogliamo che gli altri facciano il tifo per noi e, magari, ci diano una mano a realizzarli. 5b
Bisogna tirarli fuori, a parte qualcuno, s’intende, che può rimanere anche segretissimo, ma ciò che conta è che la maggior parte dei sogni esplodano in parole.
Perché un proprio desiderio è anche un dono da fare agli altri. Raccontarsi, esprimersi, comunicare, diventa un modo per regalare le proprie speranze. 6bPer crederci, insomma.
E ora di finirla con quest’associare i ricci ai capricci, adesso è tempo di fare d’ogni riccio un nido di parole.
Perché le parole sono come le stelle, servono a far avverare i desideri!

Sicuro!

C’è scritto anche in –> questo libro, provare per credere!

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